Cinegiornale di attualità



Inizio 2012

E' un periodo della  vita in cui il percorso della mia inclinazione estetica è sempre più focalizzato verso la fotografia difettata, a volte magari un po' storta, in cui primi piani disturbanti vanno a sovrapporsi al sogetto principale, segni che il topo dal suo punto di vista riconosce però come abituali, nel suo girovagare in periferie piene di detriti e tentativi. Mi sento stanco di immagini perfettine, il topo annusa il terreno e si muove di conseguenza, alza la testa e la volge di qua e di là in cerca di cibo, proteine per la crescita del cervello a fronte del tempo che si consuma, per combattere questa deriva il topo si cristallizza in pose inusualmente lunghe, a ricordarsi quando quarant'anni prima al cinema sotto casa fra le sedie di legno scricchiolanti restava stupito di fronte ad un effetto notte, e così volendo continuare a provare quella sensazione ricerca la strada inversa, lasciando che la visione subisca un dilatarsi da posa B (o meglio T, più sobria), cercando di trasformare la luce della notte in giorno assolato, magari con più astri a segnare il terreno con più ombre, e pensa di colpo che il cinema non può arrivare a tanto con tutti i suoi trucchi, e nemmeno la tecnologia digitale troppo sensibile alla sovraesposizione, solo la pellicola fotografica può funzionare, con suo difetto intrinseco di accumulazione della luce in modo non lineare. Il topo vendica le sue cugine cavie da laboratorio sperimentando con centenarie invenzioni chimiche, stirandone il carattere in lunghe sovrapposizioni fotoniche.




Datazione

A Milano, nel mai lodato abbastanza Spazio Forma, c'è ora una mostra di Jacques Henry Lartigue, autore degli anni dieci e venti divenuto famoso negli anni sessanta, in cui viaggiano nel tempo le sue immagini di inizio secolo, candide e solari, semplici e pungenti, ironiche e partecipi. Entrando a destra, da sola, è appesa una fotografia di un papà a torso nudo che tiene al petto suo figlio nato da pochi giorni, con un sorriso radioso di gioia; accanto al nome del ritrattato la didascalia riporta il luogo e una data: Parigi 1944. Con  quattro cifre l'immagine assume un doppio piano di lettura, mi viene da pensare a quell'uomo e a quell'ultimo possibile  sorriso prima di una pallottola ricevuta nell' ultima battaglia, e subito dopo, in antitesi, all'ormai avvenuta liberazione della capitale di Francia, finalmente una risata al futuro spazzando via temporali di sangue e guerra.
Non so chi possa aver conosciuto nel tempo quale sia la giusta interpretazione (naturalmente spero  la seconda, la liberazione di Parigi avvenne il 25 agosto 1944),  ma mi piace rimarcare come
solo guardando una bella fotografia, un luogo e una data scritti a fianco permettano alle idee di viaggiare  per  fantasie,  collegamenti e ipotesi che vanno al di là della pura soddisfazione estetica.




Combinazione
 

Per combinazione i due fotografi che più mi piacciono  in questo 2011 hanno le stesse iniziali: S.L.
Saul Leiter per il colore e Sergio Larrain per il bianco e nero. Mi sembrano vedere il mondo secondo quello che dovrebbe essere, la sorpresa nelle cose normali di tutti i giorni; e fotografare dietro l'angolo di casa, ambito più che sufficiente a coprire la distanza dalla bellezza e dallo stupore. Diceva Robert Frank: mai più esotismo!  Credo che quello che conta di più nel tempo precedente l'atto dello scattare con una macchina fotografica è il camminare e l'essere capace di stupefazione, ma non solo ogni tanto, bensì tutti i giorni. Questo sconfina nella pratica Zen, il saper reiterare nel proprio spirito un livellamento e una apertura giornaliera, azzerare gli stimoli vecchi e rendere la superficie ricettiva nuovamente vuota e in grado di essere riempita. La dimensione spaziale di questa disciplina quotidiana può essere dettata solo dal cammino (anche la bicicletta va troppo veloce), passo dopo passo a vedere scorrere cose e situazioni, fili che legano impressioni visive, prospettive, sfondi, primi piani, colori, e a presiedere tutto questo lo stato d'aver tempo come condizione, come privilegio.