Considerazioni 

Le immagini si accumulano, le une dopo le altre, di fronte a uno stesso soggetto sempre diverse; più passa il tempo e più mi accorgo di togliere, di limare, di spogliare le fotografie di tanti particolari che precedentemente non mi infastidivano, e che ora con inquadrature più ragionate e un uso più attento dello sfocato cerco di eliminare: se riguardo  quelle  degli ultimi anni mi rendo conto di questo asciugamento progressivo, e di ciò  sono debitore alla visione dei film di Yasujiro Ozu, regista giapponese con uno stile particolarmente essenziale che posizionava la macchina da presa il più in basso possibile. E nello stesso tempo mi accompagna la lettura: l'uomo normale nei romanzi di Georges Simenon, attento a togliere tutto l'inutile, a non lasciare fronzoli nelle pagine,  l'ironia nei libri di Josè Saramago, che purtroppo non potrà più dilettarmi con un nuovo lavoro,  la realtà sogno della fantasia  di Murakami Haruki, e, filo conduttore degli ultimi anni, la Ricerca di Proust. Mi piace immaginare di avere una compagnia così piacevole, a cui rivolgere pensieri e ringraziamenti, la cui influenza sembra in qualche modo migliorare la mia capacità percettiva. Per tornare all'ambito più propriamente fotografico, gli autori con cui sono cresciuto sono Luigi Ghirri, Robert Frank, Walker Evans, Henry Cartier Bresson, Gianni Berengo Gardin, insomma i classici per gente di cinquant'anni come me. E parlando di macchine fotografiche, come Berengo Gardin mi ritrovo a ringraziarle tutte per la ricerca della bellezza che nel mio piccolo mi hanno permesso di inseguire (e questo credo sia un atteggiamento comune a tutti gli appassionati di fotografia).

Lo storico e critico di fotografia Ando Gilardi diceva che ogni fotografo è  un pittore mancato e frustrato, che se fosse capace di dipingere non si sognerebbe neppure di mettersi a fotografare. A livello economico sicuramente ci guadagnerebbe, e lo dico alla luce di tutte le apparecchiature comprate a tanto e rivendute a meno. Però il pensiero di poter immortalare una espressione, un gesto, una luce, una foglia! E il verbo stesso, immortalare, rendere immortale! E anche se  non è proprio così, è pur vero che il microbo di un tale fotografico potere dà un pò di sale in più all'esistenza quotidiana.

Per inciso, ora il mio gusto per l'uso della macchina fotografica come oggetto intelligente è catalizzato da una Leica II del 1932 equipaggiata del classico Elmar 50mm. f/3.5 rientrante che me la fa scivolare in tasca in momentaneo letargo fortunatamente spesso interrotto.
  
E il cerchio perfetto montato sulla staffa, il mirino Sbooi che permette di guardare il mondo con due occhi aperti!


Il digitale per ora lo lasciamo alle cose più serie, non alla passione.

Pier Maria Lorenzi